PALERMO – Assolta perché non imputabile al momento del tragico evento,revoca degli arresti domiciliari, e nessuna misura di sicurezza. È una vittoria piena per la difesa di Valentina Pilato, la mamma che abbandonò la figlia neonata in un cassonetto, uccidendola.
Omicidio, ma senza l’aggravante della premeditazione. Con questa accusa il pubblico ministero Maurizio Bonaccorso aveva chiesto la condanna a 21 anni e 2 mesi di carcere per la donna.
Secondo la Procura, la donna era nel pieno delle sue facoltà mentali quel tragico giorno di novembre del 2014. Sul punto, però, c’è stato uno scontro fra periti. Quelli chiamati in causa dalla Corte d’assise – Francesco Bruno e Maria Pia De Giovanni – avevano sostenuto che Valentina Pilato non era in grado di intendere e volere. Si liberò della piccola come si fa di “un oggetto pericoloso che la mente della madre si rifiuta di considerare un figlio”. Una tesi in linea con quella del perito della pilato, difesa dagli avvocati Enrico Tignini e l’avvocato Dario Falzone.
https://livesicilia.it/2016/07/15/getto-la-figlia-nel-cassonetto-non-imputabile-assolta/
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